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Come cambierà la ristorazione anche a La Maddalena.

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Per uscire dalla crisi bisognerà inventarsi un servizio di asporto delle specialità, quelle caserecce, sempre ben gradite e ricercate e Il Rifugio dei Peccatori di La Maddalena, dalla domenica di Pasqua (12 Aprile) inizierà questo rinnovamento obbligato.

La gente avrà voglia di assaporare cibi buoni, i prodotti tipici del territorio. Il futuro sarà tutto da riscrivere e servirà molta cura del marketing e delle immagini che accompagneranno l’Azienda a concepire il Web come uno strumento di vendita e non come semplice frase da riportare nel biglietto da visita stile anni ’90.

Ma chi andrebbe mai in un ristorante o in una pizzeria con tutti protetti da mascherine e guanti con distanze da mantenere?
Probabilmente andrebbero ripensate le modalità di produzione in cucina, ai forni e nei laboratori e quelle di servizio in sala.
Niente file davanti ai locali obbligo di prenotazione e di rispetto degli orari tempi certi e limitati di occupazione dei tavoli, nuovi layout degli spazi, spesso progettati per sfruttare la massima capienza, linee di cucina semplificate e maggiore assemblaggio dei piatti con ingredienti preparati in condizioni di lavoro solitario, conseguente cambio dei menu con limitazione di piatti espressi e condimenti fuori fuoco, nuovi packaging in grado di reggere procedure di sanificazione al termine della catena di trasporto (e relativa messa in conto di impatto ambientale), self service da carrello al tavolo, casse automatiche modalità contactless generalizzate.
Una sfida ardua che cambia di molto il concetto di piacere e di esperienza, con il relativo storytelling che ha animato fino a un mese fa la comunicazione degli addetti ai lavori.

Eravamo passati dal nutrirci al divertirci e dovremo ritornare al mangiare diversamente rispetto a casa o proprio a casa.
Un cambiamento non da poco che taglia trasversalmente tutti i tipi di cucina senza superiorità di alto o basso, di innovazione o di tradizione.
Un atteggiamento che potrebbe portare alla rivalutazione non emergenziale del food delivery.
La consegna a domicilio di cibi già pronti, possibile anche con l’alta cucina, porterebbe alla ridefinizione degli spazi di lavoro, produzione e consumo.

Non più tanti ristoranti, pizzerie, pasticcerie, ma grandi superfici condivise da più operatori in zone che favoriscano la logistica di trasporto porta a porta. Luoghi dove produrre piatti, pizze, dolci in ambienti più facilmente controllabili e sanificabili. Con applicazioni trasferite dal mondo “di prima” come gli show cooking per seguire la preparazione della cena che arriverà a casa su mezzi e con modalità adeguate.

Ma perché direte voi, non finirà mai la possibilità di contagio e non riusciremo a debellare il virus? La speranza di un vaccino, ci dicono gli esperti, è alla portata delle nostre conoscenze. Ma è il fattore tempo e le conseguenze economiche che possono mutare lo scenario e i nostri comportamenti. Più attenti alla salvaguardia personale e forse, si spera, a quella collettiva.

Come per tutti i cambiamenti non si sa come andrà, ma del resto solo chi sperimenta e rischia potrà capire come si svilupperà, con l’andare del tempo, la domanda e l’offerta del (nuovo) mercato.

Se non altro vince chi ci crede, a mio avviso. Altrimenti non siamo imprenditori.

Massimiliano Marras

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